La Municeddha, regina di Cannole

Festa della Municeddha

“La Festa della Municeddha”. Un successo di pubblico dove tantissimi turisti in vacanza nel Salento  non hanno rinunciato ad onorarla nell’anno del suo trentesimo compleanno. Nei cinque giorni  dell’evento più suggestivo dell’estate salentina è ritornata tra storia, tradizione, gastronomia e pizzica, l’ebbrezza della Festa in onore di Sua Maestà: la Municeddha, regina di Cannole che si sfregia sin dal 1999 del prestigioso titolo di “Città delle Lumache” ricevuto a Cherasco in provincia di Cuneo perché riconosciuto prodotto tipico della produzione agricola, della gastronomia e del turismo a Cannole ed in altri dodici Comuni d’Italia.

Li cuzzari di Cannole

Il riconoscimento ci sta tutto perché i suoi abitanti li chiamano “cuzzari“, raccoglitori in tutte le stagioni della pudica municeddha, Cantareus apertus (Born1778) o Helix (Cantareus) aperta,  la chiocciola terrestre abbastanza diffusa in Italia, nel Salento in particolare, e in molti Paesi del Mediterraneo come la Tunisia. È  conosciuta anche come “monachella” o “monzetta” per l’opercolo (coperchio), ovvero  la porta della municeddha,  il disco corneo  calcificato che ne sigilla la “casa” per sopravvivere alla siccità e proteggersi dai predatori.

Oronzo Piccinno, presidente della Pro Loco di Cannole

“La caratteristica della municeddha – afferma Oronzo Piccinno, presidente della Pro Loco di Cannole – è rappresentata dalla produzione dell’opercolo bianco, come dire la panna liscia bianca e fortemente bombata che assomiglia alla cuffia inamidata delle monache. Da qui il nome di monachella o monachina e municeddha a Cannole. La sua carne è delicata e saporita”.

La Municeddha: dalla Preistoria ad oggi

Le mangiavano gli uomini della Preistoria; Greci e Romani ne erano ghiotti; nel Medioevo monaci e monache le allevavano negli orti dei Conventi per mangiarle nei giorni di penitenza in sostituzione della carne; non le disdegnò neppure lo zar Alessandro I quando le furono offerte, preparate in venti diversi modi, dal cuoco Anacraonte al servizio nel 1814 del principe di Tayllerand.

Insomma la nostra regale municeddha che ancora oggi fa la felicità di un gran numero di buongustai nelle fredde giornate invernali si gusta d’estate in Salento, a Cannole nei giorni della “Festa”.

La Festa nasce nel 1985

Era il 1985, quando per iniziativa della locale Pro Loco, presieduta da Franco Russo, forte di quaranta soci, partì l’idea di una festa dedicata alla municeddha e ai “cuzzari“.

E “La Festa della Municeddha” fu. Allo storico presidente della Pro Loco Franco Russo si sono alternati in questi trent’anni, Oronzo Piccinno, Giuseppe Russo, gemello di Franco, e ancora Piccinno, attuale patron della Pro Loco e della Festa.

Franco Russo, primo presidente della Pro Loco di Cannole

“La manifestazione – spiega Franco Russo –  è organizzata e curata con tanta passione dalla locale Pro Loco Cerceto. Soci e collaboratori, più di 250 persone, animati da spirito di volontariato si impegnano a rendere la festa sempre più accogliente ed efficiente tanto che ogni anno giungono a Cannole circa settantamila persone per gustare la genuinità dei prodotti, gli antichi sapori della cucina salentina in un’aria di autentica festa popolare con musica folkloristica, balli di gruppo e tanta pizzica”.

Le storie della Festa della Municeddha

La Festa, non è solo il successo della gustosa municeddha e la bontà dei sapori del Salento serviti amorevolmente al chiar di luna piena da tanti giovani,  ma il racconto di tante piccole storie come quella di Vittorio Blasi, 75 anni di Cannole, che da trent’anni vende il sedano offrendolo con amore alle gestanti oppure quella di Vincenzo De Donnantonio, operaio in Germania  che da 19 anni, ritorna in paese per la festa con l’orgoglio dell’appartenenza alla sua città e per arrostire le municeddhe fianco a fianco con il suo maestro Giovanni Esposito.

 

Nunzio Pacella su Salento in Tasca n°813 del 15 agosto 2014

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