La Via Crucis sulla Leucadensis illuminata da migliaia di fiaccole

La Chiesa salentina insieme agli olivicoltori colpiti dalla Xylella ha camminato in preghiera, lunedì 30 marzo 2015,  nella notte stellata del Capo di Leuca illuminata da migliaia di fiaccole, sull’antica Via Leucadensis (Francigena del Sud) che porta al Santuario di Santa Maria di Leuca o De Finibus Terrae come la chiamavano i Romani,  cioè ai confini della terra, per indicare l’estremo limite dei “Cives” (cittadini) al di là del quale c’erano i “Provinciales” (coloni). Davanti all’emergenza Xylella fastidiosa che  minaccia di decimare i “giganti verdi”, ulivi monumentali e secolari, che caratterizzano il paesaggio salentino, è scesa in campo la Chiesa. La Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca guidata da monsignor Vito Angiuli ha organizzato di concerto con il Comitato spontaneo “Voce dell’ulivo”, la Via Crucis:  “Un Getsemani senza ulivi” per sensibilizzare il nostro territorio alla salvaguardia dei nostri ulivi verdeggianti.

” Il Signore – ha detto monsignor Angiuli – procede lungo  la via della Croce ascoltando il gemito di una terra che piange. È il grido di una terra che chiede di essere liberata dalla morte che cancella anche la memoria raccontata dai tronchi danzanti degli ulivi secolari uccisi dalla Xylella”.  L’obiettivo della Via Crucis è stato rileggere la passione di Cristo con la lente della sofferenza della nostra terra e invocare il Signore per liberarci da questo fastidioso flagello. La Via Crucis si è snodata per sette stazioni lungo un percorso di cinque chilometri, segnato anche da ulivi malati,   dal piazzale del convento dei Padri Trinitari di Gagliano del Capo fino al santuario di Santa Maria di Leuca. Alla settima stazione su via Pyrreca a Leuca, vista mare,  monsignor Angiuli in testa alla marcia lenta e silenziosa di migliaia di pellegrini e di  centinaia di rappresentanti istituzionali, è stato raggiunto da monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio dell’Arcidiocesi di Lecce, da monsignor Domenico Caliandro dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, da monsignor Donato Negro dell’Arcidiocesi di Otranto, da monsignor Fernando Filograna della Diocesi di Nardò-Gallipoli. Insieme, i cinque vescovi,  hanno raggiunto il sagrato del santuario per pregare  e intonare un inno di speranza. “Le stesse mani dell’uomo –  ha concluso monsignor D’Ambrosio – sostenute e guidate dalla forza dello Spirito, potranno così guarire e risanare, in piena riconciliazione  il creato ferito”.

Salento in Tasca n°844 del 3 aprile 2015

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