Sua maestà la municeddha, regina di Cannole

La “Festa della Municeddha” nel paese dei cuzzari, raccogliotori di cozze nei campi di Cannole, è stato un successo di pubblico dove i tantissimi turisti in vacanza nel Salento  non hanno rinunciato ad onorarla nell’anno del suo trentaduesimo compleanno. Nei quattro giorni del classico appuntamento dell’agosto salentino, dal 10 al 13 scorso, è ritornata tra storia, tradizione, gastronomia e pizzica, l’ebbrezza della festa in onore di sua maestà: la municeddha, regina di Cannole che si sfregia sin dal 1999 del prestigioso titolo di “Città della lumaca dell’Italia meridionale ”, ricevuto a Cherasco in provincia di Cuneo perché riconosciuto prodotto tipico della produzione agricola, della gastronomia e del turismo a Cannole ed in altri dodici Comuni d’Italia che investono  sempre più nell’elicicoltura (da èlica o èlce dal greco elix “spirale” in questo caso con il significato di chiocciola e da coltura dal latino cultus e colere “coltivare”) a scopo alimentare.

Presto arriverà anche a Cannole la “Municeddha Dop”, denominazione di origine protetta, meglio nota con l’acronimo Dop, marchio di tutela giuridica della denominazione che viene attribuito dall’Unione europea agli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti.

Per dirla con lo scrittore e naturalista francese Marcel Roland nato nel 1879 a Séte: “La carne di chioccola è cibo per il popolo perché solo il popolo sa creare attorno ad essa una festa tutta sua”.

E Cannole ad onor del vero la festeggia alla grande perché la municeddha preparata al sugo, soffritta e arrostita non è un prodotto qualsiasi  ma porta con sé l’intero patrimonio culturale della città.

La festa cannolese, nata nel 1985  per iniziativa della locale Pro Loco  presieduta all’epoca da Franco Russo, è  organizzata da 32 anni dalla Pro Loco “ Cerceto” di Cannole.

“La caratteristica della municeddha – afferma Oronzo Piccinno, patron della Pro Loco e della Festa  – è rappresentata dalla produzione dell’opercolo bianco, come dire la panna liscia bianca e fortemente bombata che assomiglia alla cuffia inamidata delle monache. Da qui, la locale municeddha dalla  carne delicata e saporita che quest’anno è stata venduta anche  in sacchettini portafortuna”.

A tavola insieme alle municeddhe sono state servite mille altre golosità accompagnate da buon vino e dalla musica della Stella Band Serenade nell’area villa e sul palco dell’area stands di Takoràssia, Folkalore, Scìacuddhuzzi e Terre a Sud mentre su quello centrale de I Paipers, Alla Bua, Mama Ska, Li Scianari e Bundamove.

Salento in Tasca n°914 del 26 agosto 2016

 

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